Esistono situazioni, eventi, persone addirittura, che si possono apprezzare pienamente solo nel loro ambiente naturale.
Raccontarle non solo è difficile, ma appare quasi una mancanza di rispetto.
Tanto per fare un esempio sciocco, sono certo che nessuno potrebbe descrivere a me la bora a Trieste. Come si fa a fissare nella memoria il vento?
Ecco, oggi io mi cimento in una di queste imprese impossibili.
Non è quindi, il mio, un atto di superbia, bensì solo il desiderio di esprimere un ringraziamento alla fine del quale, ancora una volta, mi sentirò inadeguato.
Se, camminando per il centro storico di una città, la Musica di Verdi è intorno a te, ma anche dentro di te e respiri un’aria in Sol maggiore, solare ed ottimista, un’aria limpida che ti riempie i polmoni di gioia, sei a Parma.
Se, mentre sei in fila alla cassa del teatro, entrano persone sorridenti e chiedono se sono ancora disponibili biglietti per una rappresentazione che hanno già vissuto tre volte, sei a Parma.
Se, al ristorante, tra i tortelli di zucca ed il culatello, qualcuno si mette a suonare il pianoforte ed intona una romanza, sei a Parma.
Se, seduto al tuo posto in palco, la signora vicino a te scoppia a piangere commossa dopo un recitativo, sei a Parma.
Se, mentre intoni il Brindisi della Traviata con la voce resa roca da troppe sigarette, vedi Fiorenza Cedolins che canta vicino a te, sei a Parma.
Se, in un teatro magico, ti senti parte di una vera tradizione culturale italiana e capisci perché è così difficile rinunciare all’applauso del pubblico, sei a Parma.
Se, durante la recita, dimentichi le tue conoscenze musicali e ti lasci prendere per mano dall’entusiasmo, sei a Parma.
Se, nelle pieghe della tua memoria, provi a focalizzare un momento significativo di due giorni splendidi e ti appaiono volti sorridenti tra le note di un pentagramma, sei stato a Parma.
E basta.
postato da: amfortas alle ore 15:57 | Permalink | commenti (19)
categoria:me medesimo, divulgazione semiseria
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