Finalmente comincia a Trieste la stagione operistica 2008-2009.
L’inizio avviene in un clima avvelenato dalle polemiche a causa dei tagli governativi al FUS e non posso fare a meno di ricordarlo, poiché proprio il titolo più interessante dell’anno, la Francesca da Rimini di Zandonai, è caduto per mancanza di fondi.
Certo, la sostituzione della Francesca con un’opera popolare (e bellissima!) come Tosca contribuisce a placare momentaneamente gli animi, anche perché Daniela Dessì, (qui in una bella foto che scattai alla Tosca alla Fenice di Venezia)
Fabio Armiliato (stessa serata)
e Juan Pons (già scritturati per la Francesca, appunto) sono artisti che dovrebbero garantire uno spettacolo di ottimo livello.
Ma, solo per fare un esempio, questo è il terzo allestimento di Tosca negli ultimi 10 anni, mentre il lavoro di Zandonai a Trieste non era mai stato rappresentato.
Transeat, almeno per il momento.
Da qualche tempo sto ristudiando l’Otello di Giuseppe Verdi, perché dovrei (anche qui prevedo una polemica sanguinosa, nelle prossime settimane) recensire quest’opera che inaugurerà la stagione romana il 6 dicembre prossimo.
Ebbene c’è stato un momento, durante la faticosa collaborazione tra Verdi stesso e il librettista (e mai come in questo caso appare limitativo definirlo così!) Arrigo Boito in cui fu paventata la possibilità d’intitolare l’opera Jago invece di Otello: anche il lavoro di Puccini potrebbe chiamarsi Scarpia e non Tosca.
I due perfidi personaggi hanno più di qualche affinità, anche se differiscono molto dal punto di vista psicologico.
Sono entrambi baritoni per esempio; ancora, fanno leva sulla gelosia per ottenere il loro scopo e si servono di un oggetto qualsiasi per ingannare le loro vittime: un fazzoletto nel caso di Jago, un ventaglio per il corrotto barone romano Scarpia.
Sono due geni del male, due disgraziati; a fare le spese della loro cattiveria sono i buoni: Desdemona, Otello, Tosca, Cavaradossi.
Sempre dal punto di vista psicologico, è interessante notare che i personaggi forti, nelle due opere, si uccidono: Otello si pugnala, Tosca salta giù dai bastioni di Castel Sant’Angelo.
Allora, almeno per questo estremo sacrificio, è giusto che le opere siano passate alla storia della cultura e dell’Arte con i nomi di Otello e Tosca.
Anche perché Shakespeare e Sardou, dai cui lavori teatrali in prosa sono stati tratti, la pensavano alla stessa maniera.
Intanto sabato scorso si è aperta la stagione operistica a Bologna, con un lavoro di rarissima rappresentazione: “Der Vampyr” di Heinrich Marschner.
Civilmente, alla fine dello spettacolo, gli artisti del Coro di Bologna hanno manifestato il loro disagio per il criminale tentativo di additarli come unici responsabili della disastrosa situazione economica dei teatri italiani: sono comparsi al proscenio con uno striscione che diceva "Non siamo noi i vampiri...ci dipingono così".
Buona settimana a tutti, passate a vedere che si scrive nell’albergo in cui mi hanno affittato una stanza, se avete tempo e voglia.
postato da: amfortas alle ore 19:55 | Permalink | commenti (8)
categoria:musica, polemiche, teatro, informazione, opera, trieste, lirica, societÃ
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